Come e quando vedere M42, la nebulosa di Orione

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Credits: NASA, ESA, M. Robberto (Space Telescope Science Institute/ESA) and the Hubble Space Telescope Orion Treasury Project Team

La nebulosa di Orione, conosciuta come M42, o la “Grande Nebulosa di Orione” è una nebulosa diffusa. Rappresenta la “spada” del cacciatore appesa alla famosa cintura.

Ecco come e quando vedere M42 nei cieli boreali. Vedremo inoltre l’importanza della nebulosa nella moderna astrofisica. Il suo studio ha permesso infatti di capire le caratteristiche della formazione stellare.

Dagli albori alle moderne osservazioni

La nebulosa di Orione è stata la prima nebulosa di cui gli astronomi siano riusciti a scattare una fotografia. Nel 1880 Henry Draper ci riuscì con un telescopio rifrattore di 28 cm. Le prime osservazioni della nebulosa risalgono agli antichi Maya, che vi videro il fuoco cosmico della creazione. Fu menzionata nel 1610 da Peiresc e successivamente da Huygens e da Messier, che ne riconobbe le caratteristiche.

M42 è collocata a circa 1500 anni luce dalla Terra, in un complesso noto come Complesso nebuloso molecolare di Orione. Questo comprende la famosa Nebulosa Testa di Cavallo, l’anello di Barnard, la Nebulosa Fiamma ed M43.

M42 è nota per essere la zona di formazione stellare più vicina al Sistema Solare. E’ una delle nebulose più studiate e conosciute, per la sua importanza come “fucina” di stelle. Non a caso al suo interno infatti ci sono circa 700 stelle che si trovano in diversi stadi di sviluppo. La zona centrale è illuminata da quattro giovani stelle massive che compongono il cosiddetto Trapezio.

Alcune fra le immagini più suggestive della nebulosa e del trapezio le abbiamo ottenute grazie al telescopio Hubble con oltre 520 differenti “scatti” in diverse lunghezze d’onda.

Questa nebulosa è un campo d’allenamento per i nostri ricercatori che cercano di fare luce sulle fasi iniziali di formazione delle stelle.

Il processo di nascita stellare

La teoria più accreditata della nascita stellare è che masse di gas e polveri in equilibrio gravitazionale vengano “disturbate” da eventi vicini. Ad esempio l’esplosione di una supernova può provocare il collasso gravitazionale della nube tramite moti rotatori.

Durante il collasso la nube si addensa progressivamente. La conseguenza è l’aumento di pressione e temperatura, innescando le reazioni termonucleari nel cuore della neo-stella, detta protostella.

Contemporaneamente sempre più materia viene attratta dalla stella. Questo provoca la formazione di una sorta di guscio di materia ionizzata intorno alla protostella, che risulta essere molto più piccola dell’intero guscio che la circonda. Al crescere del guscio cresce anche la rotazione, il suo spin, finché la forza centrifuga è tale da ostacolare il collasso. Quindi partiranno dei getti di materia, i cosiddetti proto-stellar jets, in cui fino al 10% della materia collassata viene espulsa. Questi getti riducono lo spin, aumentando di conseguenza il momento angolare della protostella, a questo punto il collasso gravitazionale riprende. I fenomeni del collasso e dei getti si alternano fino al raggiungimento dell’equilibrio delle forze in gioco. (Forza gravitazionale, magnetica, centrifuga e pressione interna).

L’intero processo di nascita stellare, dal collasso all’attivazione delle reazioni termonucleari, dura qualche centinaio di milioni di anni ed è osservabile nel lontano infrarosso (Clarke, D., 2012, Nature).

Durante questo lungo periodo ciò che per tanto tempo è stato difficile osservare, tanto da definirlo il “Santo Graal dell’astronomia infrarossa”, è la fase zero della nascita stellare. Questo poiché dura pochissimo paragonata all’intero processo ed è un fenomeno poco luminoso completamente “protetto” dal guscio esterno. Grazie al progresso tecnologico, telescopi come il Submillimeter Array e il Combined Array for Millimeter-wave Astronomy posseggono la risoluzione necessaria permetterne l’osservazione. Hanno permesso al Prof. Tobin e il suo staff (Tobin et al. 2012, Nature) di inferire per la prima volta una protostella nel momento in cui inizia il collasso gravitazionale.

Come e quando vedere M42, la nebulosa di Orione

nebulosa di orione m42

La nebulosa di Orione all’8 marzo 2020, alle 23.00 circa. Image Credit: Stellarium Web

M42 è visibile nei cieli boreali da novembre a marzo. E’ facilmente individuabile e visibile anche ad occhio nudo come una “stella” dall’aspetto nebuloso. Con l’aiuto di un binocolo o con un telescopio, si riusciranno a scorgere le quattro stelle del trapezio. Si trova proprio nella costellazione di Orione, al di sotto delle tre stelle che compongono la cintura. Precisamente al centro della cosiddetta “spada di Orione”, le stelle disposte in verticale a sud della cintura.

E’ necessario, per individuare le caratteristiche della nebulosa diffusa, allontanarsi dal centro delle città e quindi da fonti di inquinamento luminoso e dotarsi di un telescopio.

Accanto ad M42, con l’aiuto di un binocolo sarà possibile scorgere anche M43, nebulosa diffusa a nord della nebulosa di Orione.

Dove osservare le stelle con i telescopi e la guida di un esperto?

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