Che cosa sono le comete?

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Le comete sono spettacolari senza ombra di dubbio. Nel corso della storia della nostra civiltà, questi oggetti sono stati a lungo osservati con sospetto. Erano considerati forieri di sventure e calamità, a causa della loro improvvisa apparizione nel cieli stellati, in netto contrasto con l’armonia regolare del cosmo.

Oggi, grazie agli astronomi, sappiamo che le comete sono parte della famiglia di oggetti del Sistema Solare.

E’ giunto il momento di scoprire cosa sono le comete!

DA DOVE VENGONO LE COMETE?

Le comete possono sembrare molto simili agli asteroidi. Sono corpi celesti minori del Sistema Solare, le cui dimensioni variano tra le centinaia di metri e le decine di chilometri.

La teoria più accreditata afferma che la maggior parte di questi oggetti si trovi in una sorta di bolla con un raggio di circa 1 anno luce (circa 60.000 Unità Astronomiche), che circonda tutto il Sistema Solare, chiamata Nube di Oort.  Come fanno le comete a raggiungere le profondità del Sistema Solare, dove ci troviamo noi?

E’ possibile che alcune perturbazioni gravitazionali causate da altre stelle possano provocare la “caduta” di una o più comete verso il Sole. Le comete a questo punto intraprendono un viaggio che può durare migliaia o milioni di anni, verso il Sistema Solare Interno.

Gli astronomi inoltre ritengono che ci sia una seconda “riserva” di comete, identificata come la Fascia di Kuiper. Si tratta di una regione remota del Sistema Solare Esterno, situata oltre le orbite di Nettuno e Plutone. Qui sono stati scoperti molto oggetti “trans-nettuniani”, come i pianeti nani Makemake ed Eris.

Dunque, quante comete potrebbero esistere solo all’interno del dominio della nostra Stella? Non esiste una stima certa al 100%. La Fascia di Kuiper potrebbe contenere milioni di comete. Un numero enorme, certo, ma che impallidisce di fronte alle decine, forse centinaia, di miliardi di comete che potrebbero trovarsi nella Nube di Oort.

COSA SONO LE COMETE?

La cometa NEOWISE ripresa dal Trentino-Alto Adige.

Come abbiamo detto in precedenza, le comete possono sembrare molto simili agli asteroidi. I loro “corpi”, i nuclei, sono composti principalmente da polveri, rocce e metalli. Tuttavia i nuclei sono composti anche da ghiacci di acqua e di anidride carbonica, assieme a composti come metano e ammoniaca. La loro composizione è il motivo principale per cui gli astronomi si riferiscono a questi corpi celesti come “palle di neve sporca”.

Gli astronomi hanno scoperto molte informazioni riguardo a questi oggetti celesti, grazie ad osservazioni da terra e missioni spaziali. La cometa di Halley ad esempio ha ricevuto la visita delle sonde Vega e Giotto. Non possiamo poi non menzionare la spettacolare missione Rosetta della ESA, che ha regalato al mondo intero le immagini mozzafiato della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko.

CODE E CHIOME

Le due caratteristiche che contraddistinguono le comete sono la coda (in alcuni casi, più di una) e la chioma, che si sviluppano quando una cometa giunge vicino al Sole.

Mentre una cometa si avvicina al Sistema Solare Interno, il calore proveniente dalla nostra stella provoca la sublimazione del materiale che la compone. Le particelle del vento solare portano così alla formazione di una coda di polveri, sempre orientata nella direzione opposta al Sole. La radiazione ultravioletta, tramite processo di ionizzazione, può inoltre condurre alla formazione di una seconda coda, chiamata coda di gas, o coda di ioni.

La coda principale può raggiungere dimensioni straordinarie, nell’ordine di decine o centinaia di milioni di chilometri.

Le code delle comete possono anche essere responsabili dell’origine di sciami meteorici che osserviamo ogni anno. Le Perseidi ad esempio, si devono alla cometa Swift-Tuttle, quando la Terra attraversa la nube di detriti che la cometa ha disperso nello spazio.

La cometa Holmes, ripresa da Iván Éder.
Fonte: https://www.astroeder.com/digital/C17P_Holmes/20071104/17P_Holmes_20071104_eder_en.htm

La chioma, da cui deriva il termine cometa, è un involucro di gas e polveri che circonda il il nucleo, generato dalla sublimazione dei composti presenti sulla cometa.

Potrà sembrare assurdo, ma la chioma può raggiungere un diametro di decine di migliaia di chilometri. Essa è proprio la principale responsabile dell’aspetto che le comete assumono quando osservate. Al telescopio, infatti, appaiono come nebulose e opache, molto diverse dalle stelle.

CLASSIFICAZIONE

In generale, le comete si possono classificare in due gruppi: comete di lungo periodo e comete di corto periodo. Le comete di corto periodo sono situate all’interno dell’orbita di Nettuno e possiedono periodi orbitali di almeno 200 anni. Le comete di lungo periodo possono impiegare anche decine di migliaia di anni prima di ritornare nel Sistema Solare Interno.

Alcune comete hanno periodi orbitali infiniti. Le loro orbite sono estremamente eccentriche (paraboliche o iperboliche) e quando giungono nei pressi del Sole, subiscono un effetto di fionda gravitazionale e finiscono proiettate verso lo spazio interstellare.

Le comete Sundiving o Sungrazing, sono esattamente ciò che pensate: comete “tuffatrici”. Il loro perielio si trova a poche migliaia di chilometri dalla superficie della nostra stella. Ciò porta il nucleo della cometa ad essere distrutto.

Se sopravvivono all’incontro con il Sole, le comete inizieranno ad allontanarsi dal Sistema Solare Interno, per farvi ritorno dopo un certo periodo di tempo.

Spesso accade che le influenze gravitazionali di Giove e Saturno alterino periodo orbitale di una cometa, portandolo a restringersi da centinaia o migliaia di anni a poche decadi. Per esempio, la cometa di Halley ritorna nel Sistema Solare Interno ogni 76 anni circa.

I NOMI DELLE COMETE

Ogni tanto capita di leggere una notizia del tipo “Nuova cometa scoperta…” e poi leggere un nome pieno di sigle strane, come C/2020 F3 (NEOWISE) o C/2020 S3 (ERASMUS).

Questo sistema di nomenclatura è stato sviluppato dall’Unione Astronomica Internazionale per classificare le comete in maniera univoca. Prendiamo come esempio la cometa Neowise.

La “C/” indica una cometa non periodica. In altri casi, potremmo trovare le lettere “P” o “X”. Nel primo caso, la lettera indica una cometa periodica, mentre la lettera “X/” indicherebbe una cometa di cui non è stato possibile ottenere informazioni dettagliate sulla propria orbita.

“2020 F3” indica il periodo in cui la cometa è stata scoperta: anno, mese e numero della cometa. Ad esempio, una cometa con la sigla A2 sarebbe la seconda ad essere stata scoperta nella prima metà di gennaio.

Quindi A – prima metà di gennaio, B – seconda metà di gennaio, C – prima metà di febbraio eccetera.

NEOWISE, ERASMUS, Lovejoy (…) indicano la missione, spaziale o terrestre, o le persone che hanno scoperto la cometa.

Dunque C/2020 F3 NEOWISE è stata la terza cometa ad essere scoperta nella seconda metà di marzo dall’osservatorio spaziale NEOWISE (Near-Earth Objects Wide-fild Infrared Survey Explorer).

IL CONTRIBUTO DEGLI ASTRONOMI AMATORIALI

L’Astronomia è uno dei pochi campi della scienza dove gli astronomi amatoriali possono dare importanti contributi in svariati campi. La scoperta di nuove comete è uno di questi campi.

Molti appassionati trascorrono una quantità incredibile di tempo osservando il cielo, nella speranza di scoprire corpi celesti come comete o asteroidi. La ricompensa è decisamente appetibile: l’ebbrezza della scoperta, l’essere i primi ad aver osservato una nuova cometa unita al privilegio di avere il proprio nome associato a tale oggetto.

Che cosa accadrebbe se, per esempio, vi capitasse di scoprire una cometa?

Come prima cosa, dovete controllare e registrare la posizione dell’oggetto in questione. Bisogna infatti essere sicuri che si tratti di qualcosa che non sia già presente nei vari cataloghi astronomici. Successivamente, è necessario predisporre nuove osservazioni, per verificare il moto orbitale della sospetta cometa.

Infine, se siamo sicuri di essere davanti ad una cometa mai osservata prima, bisogna contattare il Central Bureau for Astronomical Telegrams at the Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, che predisporrà tutte le verifiche del caso.

Fate attenzione: scovare comete richiede pazienza e tecnica. Come dicevamo, gli astrofili trascorrono centinaia di ore compiendo attente e precise osservazioni.

Buona caccia alle comete!

Scritto in collaborazione con: Elisa Fardelli

 

(Immagine in evidenza: La cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0)

 

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