Eclissi di Sole: reportage di uno storico evento negli Stati Uniti

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Un sogno che tutti abbiamo fin da bambini: vedere l’eclissi totale di Sole, un sogno realizzato l’8 aprile 2024 alle Cascate del Niagara, ma parzialmente infranto a causa delle troppi nubi che hanno rovinato lo spettacolo

Comunque vada, sarà un successo, uno spettacolo e un sogno che si avvera! Questa è la frase che ho pronunciato quando, verso metà febbraio, ho acquistato i biglietti aerei da Roma a New York e da New York a Monaco di Baviera, in tempo utile per vedere l’eclissi totale di Sole dell’8 aprile e godermi, per la prima volta in vita mia, un po’ di sogno americano. Solo 7 giorni a disposizione, da distribuire tra New York, di cui avevo aspettative altissime, e Cascate del Niagara, il punto che ho selezionato per poter osservare l’eclissi totale di Sole. In questo modo avrei realizzato tre sogni: visitare gli Stati Uniti, prima di “sporcarmi” il passaporto con i timbri di Iraq, Iran, Libia o Russia (e in quel caso, addio ESTA), fare un volo intercontinentale transoceanico e assistere all’eclissi totale di Sole. Piccola postilla: mi avevano detto che per l’ESTA ci sarebbero potute essere delle settimane di attesa prima di riceverlo. Invece, una volta compilato il questionario e pagati i 25 dollari di costo, il risultato di accettazione mi è arrivato dopo neanche due ore.

La preparazione del viaggio è stata abbastanza semplice, e ho suddiviso l’itinerario nel seguente modo: giorno 5 arrivo da New York a Roma (atterraggio al JFK alle 14 locali, le 20 ora italiana), giorno 6 visita di più cose possibili a New York, con pausa pranzo al Roma Club, in modo da potermi gustare il derby della capitale, giorno 7 in mattinata visita di Central Park con pankakes al bacon e bibitone di caffè annesso, nel pomeriggio invece partenza per Niagara, con arrivo all’1 di notte. 8 aprile eclissi, con a seguire nuovo bus (stavolta notturno) per New York e ultimi 3 giorni di escursioni nella Grande Mela. Purtroppo, anche se mancavano circa 2 mesi all’eclissi, i bus per Niagara avevano un costo a dir poco fuori di testa – alcune tratte, solo andata, venivano vendute per 200 dollari, ovvero l’intero budget di viaggio per me per una settimana al Cairo, volo escluso – e quindi mi sono sentito costretto a prenotare un flixbus, alla “modica cifra” di 80 euro, ma il problema sarà l’arrivo all’una di notte, perdendo quindi la comodità del dormire in bus e arrivare un po’ più fresco e riposato per il mattino. Tutti, e dico tutti gli autobus notturni, sono stati prenotati con tantissimi mesi di anticipo.

Il mio arrivo a New York avviene in modo relativamente tranquillo, anche se appena atterrati tutti i telefoni squillano a causa di un allarme del 911: è stata rilevata una scossa di terremoto di magnitudo 5.5 Richter nello stato di New York, una magnitudo che non si registrava quasi da un secolo nella East Coast, che fortuna eh! Ci fanno sbarcare da una porta laterale del JFK perché sono in corso delle verifiche per controllare l’integrità dell’aeroporto: tutto ok, la scossa è stata lontana e anche abbastanza profonda, nessun danno. Raggiungere il centro è stato complicato, sia perché non riuscivo ad uscire dall’aeroporto e trovare il trenino per la stazione di Jamaica street, sia perché non mi ha funzionato la e-sim presa dall’Italia. Riesco ad arrivare in centro a New York alle ore 18, con il mio amico Andrea Quero che via whatsapp mi ha aiutato nel prendere la linea della metropolitana giusta, avvisandomi di scendere immediatamente per poter fare una passeggiata all’Oculus World Trade Center e al grattacielo One World Center, che con i suoi 543 metri, è il grattacielo più alto del continente americano. Improvvisamente, camminando tra le vasche dove sorgevano le Torri Gemelle, aggirandomi tra strade e scoiattoli, mi rendo conto di avere una stanchezza assurda: il mio primo jet lag iniziava a colpire, erano le 19, ma è come se fosse l’una di notte, visto che a New York ci sono 6 ore di fuso orario da Roma. Terminato il giro con una circunnavigazione del mio grattacielo preferito, l’Empire State Building, e con una prima sortita a Time Square, prendo possesso della mia camera di hotel e crollo dal sonno con tutti i vestiti, alle ore 21:45 locali, le 3:45 secondo il mio personale fuso orario.

Panorama dal One Wolrd - Leonardo Orlandi

Panorama dal One Wolrd – Leonardo Orlandi

Tralasciando l’esperienza del giorno seguente, in cui mi sveglio alle ore 5:45 (ne approfitto per godermi la città di New York senza assolutamente nessuno in giro, e per farmi una clamorosa colazione salata al costo di 9 dollari, circa 8 euro e 10 centesimi) e in tutta la giornata riesco ad esplorare un numero pazzesco di attrazioni – area del Rockfeller Center, Chrysler Building, Metlife Building, Bryant Park, Time Square in diurna, Cattedrale di San Patrizio, Roma Club, Brooklyn Bridge, una manifestazione scozzere sulla 6th avenue, la Trump Tower, il MoMA e la vista panoramica proprio dal One World – passo direttamente alla sera del terzo giorno. Darò qualche informazione di base per chi volesse visitare le cascate del Niagara: ci sono molte compagnie di bus che collegano New York (da Port Authority Station o dalla piccola Midtown bus station, che sembra più uno slargo ricavato da un palazzo demolito piuttosto che una stazione di una delle città più popolose del mondo), ma le soluzioni più comode sono con Flixbus, sia con mezzi loro che attraverso un’azienda filiare, Greyhound (bus lunghi e di colore azzurrino). Il costo medio si aggira sui 55-65 euro, e ci sono sia corse diurne che notturne, in modo da risparmiare il prezzo di una notte, che a New York parte dai 70-80 euro a persona a notte se siete fortunati. Il tragitto dura circa 7-8 ore, inclusa almeno una lunga sosta, e scoprirete che già a pochi chilometri da New York la qualità del manto stradale non è come vi aspettereste.

Il mio arrivo avviene nel cuore della notte: la stazione dei bus di Niagara si trova a pochissimi minuti dalle cascate, tant’è che già appena sceso dal bus si sentiva il rumore di esse. Il freddo è spaziale, la temperatura è di appena 2 gradi. Mi sarei immaginato di trovare gente in tenda o comunque molti a prendere posizione nei punti più affascinanti davanti alle cascate, ma invece, con mia grande sorpresa, non c’è nessuno. Non è come quella volta che passai la notte davanti al Roma Club per prendere i biglietti di Roma Liverpool di Champions League, in cui ho fatto amicizia con tutti, anche per vincere il sonno e il freddo notturno di Roma. Faccio amicizia con un ragazzo della Republica Ceca che, a differenza mio, aveva speso 350 dollari per un misero pernottamento a Niagara, sul lato canadese. Io non avevo in previsione di recarmi sul lato canadese, neanche per una visita, anche se all’ultimo secondo ho compilato l’application online, dal costo di 7 euro, purtroppo rifiutata automaticamente perché andava richiesta per tempo. Restiamo in compagnia per un po’, ammirando i giochi di luce delle cascate e facendo foto, mentre ogni tanto arriva qualcuno a chiederci cosa stavamo facendo, che sensazioni avevamo per l’eclissi di Sole e aggiornamenti meteo. Ecco, questo è un tasto dolente: i miei amici di Meteo Lazio mi avevano avvisato della possibilità che la giornata sarebbe stata nuvolosa a Niagara. Le previsioni, eccezionali fino a 2-3 giorni prima, erano cambiate drasticamente e il mio umore era terribile.

Trascorro la notte su una panchina fronte Cascate del Niagara, senza mai dormire, troppo freddo, perfino per prendere il telefono. Sistemo lo zaino sul fianco destro, in modo da avere una parte di corpo coperto, indosso 2 paia di pantaloni, due felpe e la giacca, ma il freddo era siderale. Proprio quando avevo appena finito di sistemarmi, arriva la pattuglia dello sceriffo a fare un controllo. Mi chiede prima di tutto se sto bene, poi mi chiede i documenti, che erano nel portafoglio dei pantaloni che avevo sotto a quelli che mi ero appena messo. Molto infastidito, fingo di saper parlare poco l’inglese in modo che mi lasciasse tentare di riposare. Lo sceriffo, col suo cappello largo all’americana, si scusa per il disturbo e se ne va. Dopo una mezz’ora torna con una ciambella e un bibitone di caffè per me. Gentilissimo, lo ringrazio, anche se avrei voluto chiedergli se potevo dormire in macchina. Non l’ho fatto perché proprio in quel momento stava iniziando ad affluire la prima ondata di persone (verso le 4 di notte) ed era necessario iniziare a prendere subito posizione. L’alba davanti alle cascate del Niagara è stata straordinaria, un mix di bellezza di luci, colori, suoni, odori ma anche malumori, perchè il cielo si era andato velando. Verso le 6 e mezza di mattina, l’intera prima fila subito dietro la recinsione che ci separava dallo strapiombo e dalle cascate era occupata. Gente con telescopi solari da 5000 dollari, altri con 4 cavalletti fotografici e lenti di varia tipologia, droni, computer, parabole e ovviamente la tv e le auto dello sceriffo.

Alba meravigliosa (e nuvolosa) sulle Cascate del Niagara - foto di Leonardo Orlandi

Alba meravigliosa (e nuvolosa) sulle Cascate del Niagara – foto di Leonardo Orlandi

L’attesa per l’eclissi avviene in un clima strano. Il cielo, sempre più compatto, inizia a distribuire le prime gocce di pioggia dalle 10, ma pochi sono scoraggiati, e nessuno resta alle sue posizioni. Iniziamo a stare stretti, noi della prima fila, con una signora che arriva verso quell’ora, tutta bella riposata e raggiante che decide di spostarmi il cavalletto e ficcarcisi lei. Con il mio savoir-faire italiano, faccio notare che il suo gesto è poco carino, ma grazie al cielo le persone che mi erano accanto decidono di spostarsi di una decina di centimetri, rendendo possibile il mio reinserimento in prima fila. Nel mentre, malgrado il freddo siderale e il sonno, avevo fatto amicizia con i miei vicini di postazione. A destra avevo un ragazzo dai tratti asiatici, nato a Denver ma originario di Tokyo, che decide di portarmi una birra in omaggio. Il problema principale diventa l’assenza di batteria, perchè a causa del freddo e dell’uso intensivo nella notte, la batteria del telefono è andata precipitando, e il mio cavo di ricarica era davvero molto lento. Il powerbank giaceva con due soli pallini nello zaino, da usare come scorta (io e Fabrizio Marra, il fondatore di Astronomitaly, avevamo una live programmata dalle 14 ore locali, le 20 ore italiane, quindi volevo tenermi il powerbank come scorta per la live).

Alle 12 il cielo è sempre più scuro, tant’è che molti abbandonano la posizione e, sat alla mano, decidono in fretta e furia di lasciare Niagara per recarsi a Pittsburgh, dove pare ci saranno schiarite prima del previsto. Dietro di me iniziano le sbraciate americane, con sfilate di cheerleaders, grande coccarde con i colori della bandiera USA, i classici tizi con le scritte “convertitevi, o la fine del mondo sarà vicino”, scoiattoli giganti, stando gastronomici, casse di birra dentro borse frigo ghiacciate. Sembra di stare in un telefilm. I miei vicini di posto sono simpatici, scambiamo opinioni sul più e sul meno, poi arriva un signore che aveva l’aria di tirarsela un po’ che vede la mia maglietta Astronomitaly e inizia a farmi delle domande. Parlava leggermente italiani, aveva qualche parente della Sicilia, era un classico italo-americano ormai di vecchia generazione: tempo 5 minuti che mi arriva una seconda birra in omaggio. La festa è grande, il sonno anche, come le nubi, eppure tutti attorno sembrano mascherare bene l’impazienza per l’eclissi con questa sensazione di festa.

Alle ore 14 circa Fabrizio va in live, ma il mio telefono è nuovamente scarico e sono costretto ad andare in bagno per caricarlo un pochino. Al mio rientro, il volume di persone è diventato incredibile, un cambiamento davvero sbalorditivo rispetto alle 3 di notte, quando non c’era nessuno. Le nubi mostrano qualche apertura, lasciando intravedere qualche sprazzo di Sole che viene gradualmente oscurato dalla Luna. Passa veramente tantissimo prima che il Sole si faccia vedere, il primo scorcio solare che si vede avviene praticamente quando la Luna aveva coperto già il 60% del Sole. La delusione, malgrado le nubi lasciano spazio a qualche piccolissimo squarcio di Sole, aumenta, così come il sonno che inizia a farsi sentire malgrado l’adrenalina. Le persone accanto a me, tra birre, hot dog alla piastra e sigari, non sembrano molto contaggiati dalle nubi e proseguono con la loro atmosfera festaiola. Le urla, ogni volta che il Sole si fa vedere tra le nubi, iniziano ad essere la predominante. Ho la stessa sensazione di assistere a un concerto, quando la star della serata ancora non è salita sul palco ma si muovono le tende o le luci, e tutti iniziano a sibillare e a strillare. Le voci di decine di migliaia di persone iniziano a sentirsi solo in quei momenti di sprazzi di sereno.

Il Sole non si mostra fino alla fine, tant’è che pochissimi minuti prima della totalità si rifà vedere per un 45 secondi di tempo circa, ormai con la Luna che ha coperto il disco solare per oltre il 90%. Da quel momento inizia un periodo di urla a frenetiche preghiere, nella speranza che nel momento topico, quello dell’anello di fuoco (ovvero quando il Sole scompare dietro alla Luna, lasciando a lato, per una manciata di secondi, una luce simile a un diamante) il Sole sia libero. Ma non sarà così. L’oscurità arriva quando il Sole è completamente coperto tra le nubi. Lo spettacolo, bisogna dirlo, è da far drizzare i capelli: sembra che qualcuno abbia introdotto la velocità 40x, velocizzando in modo surreale l’andamento del giorno e della notte. Il buio avanza ancor prima della fase di totalità, dando l’impressione di essere a ridosso del tramonto, sebbene la luce del Sole filtri dall’alto, una sensazione veramente stranissima.

Eclissi totale di Sole - la prima foto del Sole visto tra le nubi - Leonardo Orlandi

Eclissi totale di Sole – la prima foto del Sole visto tra le nubi – Leonardo Orlandi

L’ingresso nella fase di totalità viene accolto da un boati tipo il goal di Manolas contro il Barcellona, in quello storico 3 a 0 in cui ero allo stadio. Il delirio è totale. Dalla fase di totalità in poi, tutti osservano in religioso silenzio, mentre il Sole, ormai completamente oscurato dalla Luna (per 3 minuti e mezzo) non si fa vedere. Il buio è quasi totale: non è notte fonda come mi avevano detto altri in passato, è come se stesse per arrivare un violento temporale con il Sole comunque a ridosso del tramonto, con quell’effetto luce-ombra tipico delle fasi crepuscolari. Aono in live con Fabrizio e proseguo con il religioso silenzio, mascherando il poderoso giramento di scatole. Ho fatto tanti chilometri e speso tanti soldi per vedere questo show: ciò che sto vedendo è fuori dal comune, ma era una vita che sognavo di fare una foto all’anello di fuoco, e questo non è stato mai visibile, sia nella fase di ingresso nella totalità che di fine. Assisto quindi al tutto, mascherando l’amarezza in modo abbastanza maldestro nella live, ma vivendo il tutto al tempo stesso con un entusiasmo disarmante. Il mix di emozioni termina pochi minuti dopo l’uscita della fase di totalità, quando inizia il fuggi fuggi. E’ proprio in quel momento che il Sole inizia a vederesi a grande riprese, lasciando intravedere la copertura lunare che diventava sempre minore, ed è in quel momento che scatto le mie fotografie. Negli ultimi istanti in cui il Sole era coperto dalla Luna, in direzione dei grattacieli del lato canadese delle Cascate del Niagara, sembra comparire l’alba: la luce filtra da dietro le nubi con un effetto strabiliante, una gioia per gli occhi, ho i brividi solo a pensarci e a riscrivere tutto. E’ stato quello il momento più bello, perché proprio non me l’aspettavo, e nella sfortuna di aver beccato cielo nuvoloso, ho visto qualcosa che in un altro frangente non sarebbe mai accaduto.

Pochissimi istanti prima dell'anello di fuoco, le nubi hanno ricoperto il Sole - Foto di Leonardo Orlandi

Pochissimi istanti prima dell’anello di fuoco, le nubi hanno ricoperto il Sole – Foto di Leonardo Orlandi

La rabbia inizia ad essere tanta, specialmente quando vedo amici e colleghi che, come me, avevano fatto la mattata di partire per gli Stati Uniti, mostrare tutti soddisfatti sui loro social le loro belle foto dell’anello solare e le varie fasi di totalità e copertura della Luna davanti al Sole. Fatico a mantenere l’autocontrollo nelle fasi finali della live, promettendo a me stesso e a tutte le 1500 persone in live che la prossima volta ci sarò, e che non andrà mai più così. Appuntamento al 12 febbraio 2026 a Santiago de Compostela, mi dico a voce alta. Mi reco a scaricare la frustrazione (disattivandomi addirittura dai social, per non vedere foto e storie altrui dell’eclissi) mangiando un catastrofico hamburger con patatine che pagherò 30 dollari. Boccone dopo l’altro (e prima di recarmi a fare un giro panoramico delle cascate, inclusi alcuni dei suoi punti più belli) mi rendo conto che è andata male, che non ho fatto le foto che speravo di fare da una vita, ma che ero inspiegabilmente felice. Ho atteso 29 anni prima di vedere un’eclissi, e me la sono goduta fino alla fine: la pioggia e l’ansia per le nubi che ha accompagnato tutta la giornata hanno fatto parte dell’avventura. Ho assistito a una vera festa americana, con tanto di scoiattoli, birre offerte e ho parlato di astronomia con gente che veniva da tante nazioni differenti. E’ stata una festa, ho assistito a uno spaccato di vita americana, la realizzazione di un sogno nel sogno. Ho visto le Cascate del Niagara, ho viaggiato attraverso tre stati ascoltando “Take Me Home” di John Denver, ho bevuto bibitoni alternati a birre e patatine e ho approfittato della cosa per fare il primo viaggio intercontinentale della mia vita, in un paese che da sempre è sulla bocca di tutti, più di ogni altro. Nella sua sfortuna, il mio è stato un giorno sfortunato, uno dei più belli della mia vita visto il mix di emozioni. Sarebbe stato troppo facile arrivare, dormire in un hotel e trovare cielo sereno, Invece la mia natura e la mia vita sono così, e se non lo fossero avrei una vita più tranquilla ma anche più “piatta”. Apro e chiudo il calendario segnando più volte le date delle prossime eclissi di Sole in Spagna e Tunisia (entrambe d’estate…speriamo bene).

La prossima volta andrà meglio, forse peggio, ma io quell’8 aprile 2024 ci sono stato, e nel suo caledoscopio di emozioni, è stato bellissimo.

Circa 10 minuti prima della fase di totalità - foto di Leonardo Orlandi

Circa 10 minuti prima della fase di totalità – foto di Leonardo Orlandi

Circa 10 minuti dopo la fine della fase di totalità - foto di Leonardo Orlandi

Circa 10 minuti dopo la fine della fase di totalità – foto di Leonardo Orlandi

Guardate che beffa! Neanche un'ora dopo la fine dell'eclissi totale di Sole, cielo completamente sgombro - foto di Leonardo Orlandi

Guardate che beffa! Neanche un’ora dopo la fine dell’eclissi totale di Sole, cielo completamente sgombro – foto di Leonardo Orlandi

New York by night dal The Edge - foto di Leonardo Orlandi

New York by night dal The Edge – foto di Leonardo Orlandi

Lo spettacolo dei ciliegi in fiore a Central Park - foto di Leonardo Orlandi

Lo spettacolo dei ciliegi in fiore a Central Park – foto di Leonardo Orlandi

New York dal Rockfeller Center - foto di Leonardo Orlandi

New York dal Rockfeller Center – foto di Leonardo Orlandi

New York dal The Edge - Foto di Leonardo Orlandi

New York dal The Edge – Foto di Leonardo Orlandi

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