Solstizio d’inverno 2024 – il 21 dicembre entra la stagione invernale, miti e leggende di questa giornata

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In arrivo il solstizio d’inverno avverrà questo 21 dicembre 2024, esattamente alle ore 10:19, segna la fine dell’autunno astronomico e l’ingresso dell’inverno astronomico, miti e curiosità su questa data

Da sempre il solstizio d’inverno segna la fine dell’autunno astronomico e l’inizio dell’inverno astronomico (da non confondere con le stagioni meteorologiche, che non sono nette e ben definite come le stagioni astronomiche), che coincide con il giorno in cui il tempo di luce solare è il minimo dell’anno, mentre il tempo di buio è il massimo dell’anno. Una leggenda metropolitana che purtroppo non si riesce a interrompere è quello che lo spettro di giorno “più corto dell’anno” sia di San Lucia, ovvero il 13 dicembre, ma è un falso mito, in quanto è il giorno del solstizio d’inverno. Al contrario, il giorno dell’anno con il massimo tempo di luce solare e il minimo tempo di buio diurno è rappresentato dal solstizio d’estate, che cade generalmente il 21 giugno, mentre nell’anno 2024 il solstizio d’estate c’è stato il 20 giugno attorno alle ore 23.

Cosa è il solstizio d’inverno?

A causa dell’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra rispetto all’ellittica, le ore di luce e di buio sono molto diverse tra una stagione e l’altra. In questo momento l’asse di rotazione è inclinato nella direzione per cui l’emisfero Sud è più esposto alla luce e al calore solare, mentre l’emisfero Nord è meno esposto al calore e alla luce solare. Una precisazione doverosa: l’asse di rotazione terrestre mantiene sempre un’inclinazione di 66 gradi circa. Una seconda precisazione: essere esposti a “meno luce” significa che, a causa dell’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, l’emisfero Sud (in questo momento), i raggi solari colpiscono perpendicolarmente tale emisfero, quindi esposto per maggior tempo alla luce solare, mentre l’emisfero Nord è esposto per un tempo minore.

Il giorno del solstizio d’inverno, il Sole raggiunge il punto più basso, nel cielo, di tutto l’anno, e ne consegue che la posizione in cui sorge e tramonta sarà decisamente differente (e la distanza, secondo il nostro punto di vista, più corta) rispetto al giorno del solstizio d’estate, dove il Sole raggiunge il punto più alto, e la distanza (sempre secondo il nostro punto di vista) sarà maggiore tra il punto in cui sorge e il punto in cui tramonta. Ecco perché le ore di luce, il giorno del solstizio d’estate, sono maggiore e perché il giorno del solstizio d’inverno le ore di luce sono minori: perché la traiettoria nel cielo del Sole sarà rispettivamente più lunga e più corta.

Altro dettaglio interessante è che la durata di giorno e notte non è mai identica, ma cambia a seconda della latitudine. All’Equatore, le ore di luce sono 12 e le ore di buio sempre 12, ogni giorno dell’anno, non ci sono variazioni. Ma basta spostarsi di pochi chilometri verso nord o sud per vedere le prime piccole differenze (pochi secondi o pochi minuti). Spostandosi invece di migliaia di chilometri, le differenze sono sempre maggiore, ne consegue che maggiore è la distanza dall’Equatore, maggiore sarà la differenza tra ore di luce e ore di buio nelle differenti stagioni. Un’ultima considerazione: ci sono zone, vicino ai poli, che non vedono la luce del Sole per 6 mesi l’anno.

Spostandoci già di poche centinaia di chilometri, la luce del Sole non viene vista per 4 o 5 mesi, e man mano che si va più a Sud (o più a Nord, nel caso del circolo polare antartico) i giorni di notte polare sono sempre meno. Alle Isole Svalbard, la notte polare dura quasi due mesi, di conseguenza in estate ci sono due mesi in cui il Sole non tramonta mai. Un’ultima curiosità: il solstizio avviene anche negli altri pianeti, sebbene l’asse di ogni pianeta è inclinato in modo diverso (ad esempio una stagione su Saturno dura 7 anni, su Nettuno oltre 10, mentre su Giove e Venere le stagioni cambiano molto rapidamente, a causa di una debole inclinazione del loro asse di rotazione).

Come cambiano le stagioni - fonte Starwalk

Come cambiano le stagioni – fonte Starwalk

Solstizio d'inverno nel dettaglio - fonte foto Starwalk

Solstizio d’inverno nel dettaglio – fonte foto Starwalk

Solstizio d’Inverno tra miti e leggende storiche

E’ noto a tutti ormai come ogni popolazione antica utilizzava il calendario lunare e l’evolversi climatica/meteorologica delle stagioni per capire in che periodo dell’anno fossero, in modo da pianificare semina, viaggi, grandi lavori e perfino guerre e invasioni, e il giorno del solstizio dell’anno non è di certo da meno. Stonehenge, famosissima località della Gran Bretagna (ora oggetto di un overtourism impressionante) era un luogo in cui le popolazioni neolitiche (ancora è ignoto il popolo che lo ha eretto) in periodo pre-celtico lo ha eretto anche per poter celebrare la vittoria della luce sul buio.

In Egitto si celebrava il dio Horus, in Messico la popolazione Inca celebrava il dio Inti, mentre gli Aztechi celebravano gli dei Huitzilopochtli e Bacab. Le popolazioni nordiche celebravano la presunta venuta del dio Freyr, figlio di Odino. Molto curiosa la celebrazione degli antichi romani, pochissimo conosciuta ancora oggi: il giorno del solstizio si celebravano i saturnali, giornata in cui non esistevano distinzioni sociali e ci si scambiava dei regali anche tra servi e padroni.

Il Sole, secondo la parola latina solstitium (sol e sistere, che significano Sole e Stare Fermo) è il giorno in cui il Sole smette di avvicinarsi, nel suo punto massimo, alla linea dell’orizzonte, questo vuol dire che già l’indomani del solstizio d’inverno sarà poco poco più alto, fino ad arrivare all’apice il giorno del solstizio d’estate. Il Sole ritorna sempre nella stessa posizione a distanza di un anno.

Festeggiamenti a giorno d’oggi del solstizio d’inverno nel mondo

Ancora oggi il giorno del solstizio d’Inverno, così come quello d’estate, è motivo di celebrazioni e feste particolari in tutto il mondo. Famosa la celebrazione in Cina del Donghzi, quando centinaia di milioni di cinesi si recano nei cimiteri e nei templi per salutare i propri antenati e passare la giornata in compagnia della famiglia e dei parenti più stretti. Nella città inglese di Brighton c’è il Burning The Clocks, un festival in cui i cittadini sfilano per le vie della città e trascinano o sollevano enormi lanterne di carta. Nella non lontana località di Stonehenge, come detto sopra, decine di migliaia di persone si riversano qui per la festa dell solstizio (un macroscopico caso di overtourism, come avviene ormai ovunque nel mondo).

In Iran, dove molte delle feste sono legate al calendario lunare, c’è la Yalda (festa della Rinascita), una festa in cui anche qui si celebra la vittoria della luce sul buio. Si mangia frutta secca, uva e si leggono le poesie del poeta e mistico Hafez. Poi in Giappone, altro paese dove l’astronomia scandisce festività e periodi, c’è la festa della dea Amaterasu. La leggenda narra che dopo essersi rifugiata in una grotta ed aver quindi provocato l’arrivo del buio sulla Terra, fu convinta dagli dei ad uscire e riportare la luce. E’ tradizione che in questa giornata si faccia un bagno caldo con degli agrumi (gli yuzu) a mollo.

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