Giornata Mondiale della Fauna Selvatica: i rischi per animali, piante e uomo dell’inquinamento luminoso

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Il 3 marzo 2025 è la Giornata Mondiale della Fauna Selvatica, il World Wildlife Day: analizziamo i rischi connessi all’inquinamento luminoso

Le giornate mondiali vengono indette e realizzate per avere, almeno in quella giornata, la possibilità di analizzare, studiare e riflettere su determinate tematiche che, comunque, andrebbero ascoltate e valutate ogni singolo giorno dell’anno, dal primo all’ultimo. Il 3 marzo 2025 si celebra il Wildlife Day, la giornata mondiale della fauna selvatica, promossa globalmente dall’ONU, le Nazioni Unite, per celebrare flora e fauna mondiale, oltre alla vita e alla salute degli ecosistemi di quest’ultima. Il 3 marzo 2025 si festeggerà la firma della CITES, S, la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora Selvatiche Minacciate di Estinzione, firmata nel 1973.

Il wildlife Day, o Giornata Mondiale della Fauna (e della Flora) Selvatica è occasione di confronto, aperture straordinarie di aree naturali, visite guidate in oasi, centri medici di fauna selvatica e quant’altro. Dal punto di vista astronomico e astroturistico, visto che Astronomitaly si batte dal 2014 per un processo di sostenibilità e turismo responsabile per le proprie vacanze ed esperienze di viaggio. Il cambiamento climatico dovuto a motivi antropici (cioè agevolato e velocizzato dalla presenza umana, dall’estrazione e l’utilizzo di combustibili fossili, allevamenti intensivi, sfruttamento eccessivo del territorio, cementizzazione aggressiva, industrie inquinanti, sversamenti nel mare di combustibile e sostanze nocive…la lista è infinita) ha influito infatti anche sul cielo stellato e sulla visibilità della Via Lattea nei periodi di Luna Nuova, o delle stelle in generale.

L’eccessiva urbanizzazione, consumo di suolo che prima era adibito a scopi agricoli, bosco, foresta o palude, ha infatti distrutto o danneggiato seriamente (riducendo il tutto a delle piccole aree protette) gli habitat di anfibi, insetti, animali e piante di qualsiasi tipologia, ma anche comportanto l’utilizzo di cemento e mattone, distruggendo anche aree verdi utili per il rilascio di ossigeno che noi esseri umani abbiamo bisogno.

La perdita del territorio e la riduzione della biodiversità influisce negativamente anche su aspetti astronomici e astroturistici: più aumenta il consumo di suolo pubblico, più aumentano gli edifici da illuminare e di conseguenza l’inquinamento luminoso. Più luci ci sono in cielo, meno si vedono le stelle e il cielo stellato in città. Tutti coloro che vivono nei grandi agglomerati urbani sanno benissimo che guardando verso l’alto si faticano a riconoscere più di una dozzina tra Luna, stelle e pianeti, tant’è che quando svolgiamo le serate di osservazione astronomica con telescopio, ci viene spesso chiesto se in Italia si possono osservare ancora le stelle come nei deserti o nelle foreste tropicali in giro per il mondo. E’ molto triste quando ci viene rivolta questa domanda, perché evidenzia un dato concreto: siamo così assuefatti dalle luci, anche quelle non necessarie (più luci si creano e più inquinanti sono, più serve energia da produrre e quindi più combustibili fossili, inquinamento da estrazione ecc) che diamo per scontato che in Italia non si possa vedere la Via Lattea.

E’ in questo frangente che Astronomitaly, come unica realtà nazionale di turismo astronomico, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica: il progetto dei Cieli Più Belli d’Italia nasce proprio per far capire che in Italia ci sono zone, location e aree naturali dove è ancora possibile vedere le stelle e la Via Lattea, almeno nelle notti di Luna Nuova, e che quindi non è necessario andare nel deserto di Atacama per osservare la Via Lattea, ma l’abbiamo anche noi. In tali location è possibile soggiornare o organizzare un’esperienza di osservazione astronomica con telescopio in formula privata. Purtroppo, a causa del consumo di suolo pubblico e dalle illuminazioni crescenti, stiamo perdendo non solo il privilegio di poter osservare le stelle, ma anche causando danni alla biodiversità animale, vegetale e umana. Se volete approfondire l’argomento inquinamento luminoso, vi consigliamo di leggere molto attentamente questo articolo, il più dettagliato che si trova sul web, ricordandovi che l’eccessiva esposizione alla luce sta danneggiando l’rologio biologico vegetale (che non riesce più a capire quando è giorno e quando è notte, e quindi riducendo la fotosintesi clorofilliana e la produzione di molecole di ossigeno), l’orientamento delle specie volatili e di tutti gli animali notturni/migratori e, non ultimo, modificando il nostro ciclo vitale giorno-notte.

Il 3 marzo quindi, in occasione della Giornata Mondiale della Fauna selvatica, si riflette anche sugli effetti nefasti dell’opera umana, la stessa opera umana che crea benefici e problemi al tempo stesso alla nostra salute: siamo così tanto abituati ad essere immersi nella luminosità eccessiva che ci stiamo dimenticando noi stessi che stiamo perdendo la capacità di adattamento al buio, e il nostro orologio biologico inizia a confondere giorno con la notte, così come avviene per gli animali, che comunque sono inconsapevoli di questo processo. A livello di fauna, gli animali notturni o coloro che migrano, utilizzando la luce lunare o quella delle stelle, si trovano spaesati e non riescono più a riconoscere la giusta via, perché sono stati persi i punti di riferimento. Stesso problema per tutte le specie animali che nel corso della notte sono attivi e si recano all’esterno delle loro tane per la caccia: l’eccessiva luminosità li rende più visibili alle loro prede, riducendo notevolmente il territorio di caccia, e causando enormi danni all’ecosistema e alla catena alimentare che si interrompe. La fauna è così costretta ad arretrate in territori sempre più piccoli, allontanandosi dalle fonti di luce, creando una progressiva perdita della biodiversità e un impoverimento generale.

Infine, le luci e la cementizzazione riduce gli spazi vitali e gli habitat dei grandi mammiferi, impauriti e allo stesso modo attratti dalle luci e dal cibo facile, creando danni al loro ecosistema, al loro ciclo vitale e creando anche problemi per le persone stesse. Noi stessi di Astronomitaly, durante i sopralluoghi di certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia, ci siamo imbattuti in un orso marsicano (in diurna) o all’attraversamento di cervi e simili nel corso dei sopralluoghi notturni. Durante i sopralluoghi video-fotografici, le luci sono spente, e noi iniziamo ad “empatizzare” con la natura circostante, abbassando il tono di voce e riducendo i movimenti (anche per ascoltare eventuale presenza di cinghiali) per ascoltare i suoni della natura. Una costante dei lavori fotografici notturna è quella delle civette e dell’allocco, un suono immancabile in orario notturno, che ci rassicura e ci rilassa.

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Giornata Mondiale della Fauna Selvatica: i rischi per animali, piante e uomo dell'inquinamento luminoso - foto di Fabrizio Marra

Giornata Mondiale della Fauna Selvatica: i rischi per animali, piante e uomo dell’inquinamento luminoso – foto di Fabrizio Marra

 

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