L’inquinamento luminoso sta danneggiando la vita dell’uomo, di animali, piante e stiamo perdendo la visibilità della Via Lattea: guida su cosa è e cosa fare per ridurlo
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Che cosa è l’inquinamento luminoso?
Si tratta dell’alterazione della normale luce naturale in orario notturno. In un mondo senza civiltà umana, sarebbero ben poche le fonti luminose a illuminare il territorio e a proiettarsi verso l’alto, pertanto il fenomeno dell’inquinamento luminoso è certamente di natura umana e antropica. Con lo sviluppo delle città e il progredire del genere umano, si sono sviluppate fonti di produzione energetica e luminosa che hanno iniziato, gradualmente, a far sparire il cielo notturno. Significa che stiamo perdendo definitivamente la capacità di essere nel buio, oltre che adattarsi nello stesso, poiché siamo abituati ormai a vivere in un contesto dove la luce è necessaria e dove il buio è qualcosa di “anti-naturale”.
In parole povere, fin da quando sono state inventate le prime fonti luminose, si è sempre trattato di inquinamento luminoso, perché la luce naturale è solo quella prodotta dal Sole, le stelle e il riflesso della luce solare sulla Luna. Tutte le altre luci sono definite artificiali, proprio perché non naturali. Se però avere delle luci e un accettabile livello di illuminazione per motivi di sicurezza, comfort ed estetica, negli ultimi decenni il livello di luci artificiali ha preso un ritmo incontrollato (anche a causa dell’edilizia selvaggia) sia per l’enorme boom demografico di molti paesi, sia per la cultura che si sta sviluppando ora nei paesi ricchi, che vede un eccesso di luci, led e illuminazione anche per motivi estetici, quasi sempre non necessari e lesivi per tanti aspetti.
Tipologie di inquinamento luminoso
- Bagliori urbani: si tratta del classico alone luminoso che circonda le aree urbane nel cuore della notte, a causa della riflessione della luce sopra le particelle di vapore acqueo, oltre alle polveri sottili, dal basso verso l’alto;
- Luce che sconfina verso l’esterno: si tratta della classica luce che proviene dalle aree urbane che viene proiettata verso l’esterno, anche al di fuori dei centri delle città e dei paesi più piccoli. La luce si disperde verso aree esterne anche se non cìè illuminazione (es. luce del lampione che illumina anche le aree circostanti, o le luci della città che illuminano anche le zone più periferiche e la campagna circostante, generalmente queste sono le luci che non sono al livello del suolo come lampioni, lampade, illuminazioni pubbliche, insegne);
- Luce abbagliante: chiamata anche glare, si tratta della luce che oltre ad andare verso l’alto, si diffonde orizzontalmente;
- Luce in eccesso, o sovrailluminazione. La luce viene riflessa anche attraverso gli aerosol e le molecole di vapore acqueo in sovreffusione, amplificando al massimo il problema dell’inquinamento luminoso.
Quali sono gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso?
1. Perdita della Via Lattea e del piacere di osservare le stelle: Astronomitaly, per tentare di ovviare parzialmente al problema, cercando il modo di sensibilizzare l’opinione pubblica, strutture ricettive e amministrazioni comunali, ha inventato nel 2015 la certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia, un modo per individuare, preservare e tutelare la bellezza del cielo stellato in alcuni punti, una bellezza di cui ci stiamo privando proprio a causa dell’edilizia selvaggia, dell’ingrandirsi delle città e dell’uso di luci e illuminazioni incontrollate che proiettando, sprecando, parte della luce che va verso l’alto invece di illuminare soltanto il basso. Più è la luce artificiale soffusa verso l’alto (sia che ci troviamo al centro di una città, che in campagna, con il problema della luce sconfinante) minore sarà la qualità del cielo stellato, così come le possibilità di vedere la Via Lattea. Occorre sottolineare come il cielo buio, ovvero quello senza inquinamento luminoso, non è buio nel vero senso della parola, perché la Via Lattea (la nostra galassia, vista come un’insieme di stelle lungo una linea che fa il giro della semisfera) è puntellata di miliardi e miliardi di stelle e punti luminosi. Quindi più è buio, meno è la presenza di inquinamento luminoso, maggiore sarà la presenza di stelle. Meno è buio, più luce artificiale è presente, minore sarà la presenza di stelle e il cielo apparirà di un grigio scuro innaturale, quasi come fosse sporco.
2. Problemi alla biodiversità: è noto a tutti come, nel corso del tempo, l’alternanza del giorno e della notte (e della conseguente luce solare e buio o luce lunare in base alle fasi del nostro satellite) hanno dato ai ritmi circadiani l’equilibrio biologico che alle persone e agli animali serviva. La luce artificiale notturna invece sta ostacolando questi ritmi. L’inquinamento luminoso non ha solo un impatto negativo dal punto di vista della perdita della possibilità di osservare la Via Lattea, ma ha un impatto ancora più grande su noi esseri umani e su flora e fauna in generale. L’esposizione alla luce artificiale durante la notte interferisce sulle attività quotidiane di molti animali e dell’uomo. Abbiamo già accennato all’inizio dell’articolo come la luce artificiale notturna possa ostacolare i ritmi del sonno umani, ma lo stesso processo ovviamente riguarda anche il mondo animale in generale e quello vegetale. Si possono avere disfunzioni ormonali in tutte le specie, che possono addirittura influire sull’attività riproduttiva e ridurre sensibilmente il numero della prole e abbassare la popolazione di una determinata specie. I ritmi sballati possono influire negativamente sulla predazione e sulla capacità di adattamento al buio di tutti gli animali che nel corso della notte vanno a caccia: se la luce artificiale è troppo elevata, si è riconoscibili anche da grandi distanze, inoltre anche la stessa preda risulterebbe infastidita dalla dose eccessiva di luce, proprio per la perdita progressiva del sonno. Un esempio pratico è quello dei pipistrelli e dei rapaci notturni, animali per eccellenza attivi nella fascia di oscurità: un’eccessiva quantità di luce può ritardare l’uscita dalle loro tane, riducendo innanzi tutto il tempo a disposizione per la caccia, inoltre sono costretti a modificare in corso d’opera il loro piano di volo, con il rischio di incorrere in pericoli non preventivati. E’ necessario dunque ridurre la quantità di luce in eccesso, o a lungo andare gli animali inizieranno a morire di fame poiché smetteranno di cacciare per impossibilità di farlo e scarso adattamento al buio a seguito di una eccessiva esposizione luminosa.
3. Problemi di salute nell’uomo: come espresso nei due punti sopracitati, in primis la luce in eccesso sta influendo negativamente sulla qualità della nostra vita e del nostro sonno. Un esempio pratico, per farvi capire quanto stiamo in quella direzione, ognuno di noi quando ha sonno e deve rimanere sveglio, come gesto spontaneo, accende la luce o si mette sotto la più importante fonte di luce, in modo da “ostacolare” la presa del sonno. Ecco, per gli animali stiamo costringendoli a non dormire poiché sottoposti costantemente a inquinamento luminoso in eccesso, così come li stiamo costringendo a modificare i loro stili di vita, orari e durata di caccia e accoppiamento. La luce in eccesso provoca l’alterazione del ciclo biologico, lo spostamento del sonno, la perdita di concentrazione. Per l’uomo, oltre alla perdita del sonno, la luce in eccesso comporta un aumento del nervosismo e dello stress. Altra cosa “molto interessante” è che l’esposizione dell’uomo alla luce in eccesso fa sorgere anomalie nella produzione di serotonina e melatonina, prodotti nella notte dalla ghiandola pineale, quindi un fattore che può contribuire a fenomenologie tumorali. Non ultimo, sono stati rilevati numerosi causi di aumento delle fenomenologie correlate al diabete, proprio a causa del bioritmi sballati e del progressivo malfunzionamento degli organi che dovrebbero lavorare allo smaltimento di zuccheri, proteine ecc… in eccesso. La luce artificiale notturna riduce i livelli di melatonina (ormone che ha una funzione regolatoria nel nostro organismo) inducendo mal di testa, insonnia, disfunzioni sessuali e stress. La mancanza di melatonina è inoltre deleterio per il nostro sistema immunitario, rendendo difficile la produzione di altri ormoni e aumentando il rischio di contrarre diabete di tipo 2 e tumori. Non da meno, enormi e sempre più frequenti problemi di abbassamento delle difese immunitarie, dovute non solo agli stili di vita, ma anche alla perdita del sonno, e l’aumento di patologie psicologiche o il repentino cambio di umore. Il sonno gioca un elemento fondamentale nella vita di ognuno di noi: è inutile dire che uno ha bisogno solo di due o tre ore per dormire. Non c’è niente di più sbagliato, se si toglie il sonno, si toglie al nostro organismo la possibilità di funzionare correttamente. Il tutto, senza pensare che l’eccesso di illuminazione, luci e lucine influisce sul consumo di energia, dunque sulle risorse energetiche non rinnovabili, pertanto su un aumento dell’inquinamento derivato dal consumo di combustibili fossili e dalla loro estrazione, e sul surriscaldamento globale di tipo antropico, peggiorando ovviamente la vita di qualsiasi specie vivente sulla Terra.
4. Problemi al fotoperiodo delle piante: eh si, il problema dell’inquinamento luminoso non colpisce solo noi umani e gli animali in generale, ma anche le piante. Sapevate che l’elevata esposizione alla luce artificiale può ridurre o interrompere il ciclo della fontosintesi clorofilliana, e dunque ridurre la produzione di ossigeno che le piante rilasciano nel corso della notte? L’improvviso e reiterato aumento delle piante alla luce artificiale può modificare radicalmente il fotoperiodo, ovvero la durata del periodo giornaliero di illuminazione, in quanto ovviamente anche le piante capiscono quando è giorno e quando è notte, altrimenti come farebbero a rilasciare ossigeno verso l’esterno? Va da se, anche questo ovviamente, che gli alberi e le piante presenti in città non rilasceranno mai la stessa dose di ossigeno rispetto a un albero o una pianta in aperta foresta o in montagna. Tuttavia, le piante hanno ovviamente bisogno di luce, ma non quella artificiale, la luce naturale! Se le piante non sono adeguatamente esposte alla luce, le foglie ingialliscono e la pianta cresce debole e pallida. La luce artificiale tende ad assomigliare alla luce naturale, preferibilmente con lunghezze d’onda comprese tra 400 e 700 nanometri, alternando così la percezione non solo delle ore del giorno, ma anche il ciclo delle stagioni (le piante riconoscono quando è inverno, non solo per la temperatura, ma anche per le ore di luce, decisamente inferiori rispetto alle ore di luce dell’estate, alterando il contesto ecologico in cui esse vivono. La perdita degli orari può comportare la perdita della fotosintesi, che fornisce anche informazioni sul quando germogliare, quando fiorire ecc. In ultima battuta, gli alberi e le piante in ambiente urbano potrebbero recuperare nelle ore notturne “lo stress accumulato nelle ore diurne” a causa dell’inquinamento antropico e dello smog, ma non possono farlo in quanto subentra lo stress per l’eccessiva illuminazione. Ne consegue che, come detto poco fa, le piante in ambiente urbana non fanno “il proprio dovere” di polmone verde come potrebbero farlo in un bosco o nella natura.
5. Spreco di energia e corrente elettrica: si stima che la spesa annua della sola illuminazione delle strade, porti, aeroporti e delle autostrade sia di oltre 1.7 miliardi di euro, alla quale vanno aggiunte manutenzione e sostituzione di lampade e luci di ogni tipo. Gran parte dell’illuminazione pubblica tende a disperdere la luce verso l’esterno, illuminando non solo il manto stradale, ma anche ciò che c’è sopra, provocando appunto la dispersione della luce verso l’alto. Ebbene, questa luce è tutta energia che viene prodotta in eccesso, quindi spese che potrebbero tranquillamente essere evitate e risparmiate, per non parlare dei combustibili fossili estratti e bruciati per la produzione di energia destinata a luci che neanche servono, o che comportano sprechi impressionanti. Il consumo totale di energia per la sola illuminazione pubblica è di 6 TWh elettrici all’anno. Il motivo principale dell’eccesso di illuminazione sta nell’aumento della sicurezza stradale e della sicurezza in generale, ma per quest’ultima, è noto a tutti che non ci sono state significative variazioni. Inoltre, se il discorso da fare è sulla sicurezza, si potrebbero rimezzare i costi e rendere le strade sicure evitando comunque la dispersione verso l’alto o l’utilizzo di lampade con un consumo elevatissimo.
6. Perdita degli habitat delle specie animali: non ultimo, e meritevole di essere approfondito, l’aumento dell’inquinamento luminoso è strettissimamente correlato alla creazione di nuove abitazionii e infrastrutture che contibuiscono alla perdita degli habitat e degli spazi dove vivono gli animali. Dove ci sono luci c’è civiltà, e dove c’è civiltà ci sono pericoli da cui le specie animali hanno ben capito di doversi tenere alla larga. Quindi non solo si allontanano dalle zone dove sorgono paesi, città, autostrade, aeroporti e il resto, ma stabiliscono anche una fascia di sicurezza dalle luci più vicine. Tante luci significa disboscamento incontrollato e colate di cemento. Tante luci, infine, significa per altri animali (quelli che hanno imparato a convivere, o quantomeno non temere l’uomo) la possibilità di trovare cibo facile, o rovistare nella spazzatura e causare problemi alle stesse persone, che incorrono così in attacchi di orsi, lupi, cinghiali e altre specie animali che possono attaccare l’uomo. La capacità di adattamento di alcune specie negli ambienti urbani spingono tali specie ad abbandonare la natura selvaggia, modificando il loro modus operandi, il loro habitat e interrompendo perfino la catena alimentare. Se ad esempio gli orsi sanno di trovare cibo nei cassonetti, smettono di predare specie animali in eccesso che possono diventare invasive. Per concludere, molti uccelli migratori eseguono il loro periodo di spostamento da un emisfero all’altro anche orientandosi grazie alla Luna e agli oggetticelesti: se le luci sono troppe, faticano a orientarsi nel buio e a riconoscere la direzione, finendo per perdersi.
Casi pratici di danneggiamento dell’inquinamento luminoso nella biodiversità animale
Qui di sopra vi abbiamo descritto cosa è l’inquinamento luminoso, un paio di soluzioni per arginarlo e cosa comporta a livello di visibilità del cielo stellato, oltre agli effetti sull’uomo, il mondo animale e vegetale. A differenza di altre forme di inquinamento molto evidenti, come quello acustico o quello atmosferico che sono costantemente sotto gli occhi di tutti, l’inquibamento luminoso è un fenomeno ancora relativamente poco studiato e sconosciuto ai più, a meno che siate medici, astronomi, astrofili, studiosi di animali e piante o biologi. Uno dei rimedi, quantomeno a sensibilizzare sull’argomento, lo abbiamo creato noi di Astronomitaly con la certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia, che vi spiegheremo qui di seguito, ma ci sono molti casi che coinvolgono specie animali di cui molti non conoscono o non ne sono al corrente.
Ho avuto il primo esempio eclatante di quando l’inquinamento luminoso sia lesivo nell’agosto del 2015 a Torre Salsa, Sicilia, durante un progetto con una associazione ambientalista locale che tutelava e monitorava la schiusa delle tartarughe caretta caretta. Durante una schiusa, le tartarughine invece di seguire lo sbrilluccichio delle stelle e i riflessi della Luna sul mare, si sono girate e hanno iniziato la loro corsa verso la libertà…in direzione dei lampioni del lungomare di Siculiana Marina. Per fortuna c’eravamo noi volontari a monitorare il nido ed eravamo lì, pronti a salvarle e a riportarle sulla retta via, ma in tanti casi analoghi, i nidi in Italia e nel mondo non sono monitorati e sono tantissime le tartarughe che non riescono a finire in mare poichè i nidi non sono ovviamente tutti monitorati.
- le lucciole, tranne quelle che si trovano in ambienti veramente privi di inquinamento luminoso, stanno faticando a riprodursi a causa della difficoltà di accoppiamento, in quanto le femmine (che attirano i maschi con la loro coda luminosa) non sono più facilmente visibili a causa delle lucine che addobbano i giardini, le luci stradali e l’inquinamento luminoso in generale;
- gli uccelli iniziano a cantare anche in orario serale, a causa della troppa esposizione alla luce, sprecando inutilmente energia e riducendo le ore di sonno a disposizione;
- lo zooplancton, che si nutre soltanto di piccole alghe in orario notturno, evita di salire vicino alla superficie dell’acqua per mangiare e questo ciclo viene interrotto;
- i pipistrelli, che escono esclusivamente solo in orario notturno, evitano di uscire dalle loro tane poiché infastiditi dall’eccessiva illuminazione, talvolta dimenticandosi di mangiare o di andare a caccia, con impatti negativi anche sulla loro riproduzione, inoltre il tempo a disposizione per la caccia diventa estremamente basso e quindi faticano anche a trovare il loro nutrimento;
- la luce notturna interrompe il gracidare notturno di rane e rospi, interrompendo o riducendo di molto il tempo a disposizione per l’accoppiamento e la conseguente riproduzione;
- i coralli e la barriera corallina, il cui orologio biologico riproduttivo è regolato dall’attività luminosa della Luna, faticano ad adattarsi alla luce dei grandi resort fronte mare e del continuo passaggio di imbarcazioni e navi. La perdita dei coralli inizia infatti proprio laddove ci sono grandi strutture ricettive costruite per il “piacere” di turisti altospendenti;
- l’eccessiva luce (e l’eccesso di edifici con finestre che vengono viste all’ultimo secondo) causa disorientamento negli uccelli, che finiscono per schiantarsi sugli edifici e morire;
- la luce artificiale disturba gli insetti impollinatori, con conseguenze che noi tutti sappiamo. L’assenza o la riduzione di insetti impollinatori comporta un malessere anche per le piante, che producono di conseguenza meno frutti e meno semi;
- tutti gli uccelli e gli animali che cacciano di notte, anche in ambienti sub-urbani, faticano a trovare da mangiare in quanto le loro prede li individuano con molta facilità. Ne consegue che molti animali inizino ad abitare gli ambienti urbani per la ricerca di cibo, aumentando pericoli e rischi per la salute per l’uomo. In altri casi, molti insetti alla luce artificiale possono essere predati con maggiore semplicità (tutti noi abbiamo visto insetti, zanzaroni e altri animali avvicinarsi alla luce di lampadari e illuminazioni a muro, con quasi sempre un geko che si avvicinava di soppiatto in cerca di sibo facile), alterando la catena alimentare e diminuendo il numero di esemplari di queste specie di insetti;
- sempre riguardo alle tartarughe, le femmine si avvicinano con meno frequenza alle spiagge dove hanno sempre nidificato, a causa dei pericoli provocati dalla presenza dell’uomo, visibili con luci e quant’altro. Spesso le tartarughe, quando vengono avvistate dai bagnanti in visibilio per lo spettacolo, vengono disturbate al punto tale da rinunciare alla deposizione.
Cosa fare per ridurre l’inquinamento luminoso
Astronomitaly, dal 2014, ha introdotto la certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia per sensibilizzare strutture ricettive, privati e comuni, a spegnere le luci laddove esse sono lesive, e a scegliere una forma di turismo sostenibile e più responsabile. Tutte le strutture che hanno ricevuto la certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia hanno una qualitò del cielo stellato di grande pregio, permettendo a tutti coloro che sceglieranno un soggiorno in una di queste strutture di poter tornare a vedere le stelle quasi come un tempo.
A livello pratico, possiamo fare delle cose molto utili noi stessi: se in giardino avete delle lampade a sfera, di quelle particolarmente inquinanti perché disperdono la luce verso ogni direzione, potete o sostituirle con modelli meno inquinanti (e quindi risparmiare sul costo della bolletta) o inserire delle coperture sopra le lampade, in modo da evitare la dispersione verso l’alto, anche se l’uso di luce sarà comunque più alta del normale. Altra buona cosa sarebbe quella di evitare luci troppo invasive per le decorazioni, specialmente nel periodo natalizio, così come il perenne buon consiglio di non lasciare le luci accese nelle stanze dove non siete presenti, o di giorno. Sarebbe molto efficace evitare in modo eccessivo l’illuminazione a led, i cui impianti sono più economici ma provocano un uso eccessivo e innaturale della luce. Inoltre, si potrebbe spegnere l’illuminazione esterna degli edifici in orario notturno (tantissimi grattacieli vengono lasciati accesi come un albero di Natale anche in orario notturno, anche se sono completamente vuoti!) e utilizzare sensori di movimento per ridurre ulteriormente gli sprechi, e questo vale sia per le proprie abitazioni personali che anche per l’illuminazione del manto stradale. Infine, usare led a bassa temperatura o lampade al sodio dai colori caldi (blu-bianco), visto che ci siamo abituati ad avere luci sparate al massimo, quando basterebbe una quantità di luce decisamente inferiore per una illuminazione soddisfacente.
I Cieli Più Belli d’Italia
Nel tentativo di contrastare il pericolo crescente dell’inquinamento luminoso, Astronomitaly nel 2015 ha ideato il progetto dei Cieli Più Belli d’Italia, in modo da aumentare la sensibilizzazione su un tema che, come espresso in questo articolo, è veramente poco noto e relativamente ancora poco studiato.
Lo scopo del nostro progetto è triplice: senibilizzare strutture ricettive, ospiti, astroviaggiatori, opinione pubblica e stampa al rispetto della natura e del nostro cielo stellato, dato che stiamo perdendo il privilegio di poter osservare le stelle e la Via Lattea in modo nitido, creare un’offerta di turismo alternativa, sostenibile e “lenta” (slow tourism) che possa ulteriormente accrescere il patrimonio naturale e il valore dei territori comunali e delle strutture ricettive che hanno ricevuto la certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia e, non ultimo, creare appunto degli spot in cui si può dire pubblicamente che la qualità del cielo stellato è ottima, che qui si può ancora vedere la Via Lattea e ci si può recare personalmente per poter vedere le stelle e i pianeti come mai in vita vostra, anche in compagnia di una guida con telescopio Astronomitaly.
Trovate la lista delle location certificate fra i Cieli Più Belli d’Italia qui, mentre a questo link potete richiedere informazioni in merito alla pianificazione e organizzazione di eventi ed esperienze esclusive con il telescopio. Ricordatevi sempre che potete fare la differenza anche con piccoli gesti: spegnere la luce quando non serve, sostituire l’illuminazione esterna con dispositivi meno inquinanti, evitare gli sprechi. Solo così torneremo a riappropriarci del nostro meraviglioso cielo stellato!
Inquinamento luminoso in Italia: le aree più inquinate
La situazione in Italia dal punto di vista dell’inquinamento luminoso è semplicemente drammatica: il nostro Paese, assieme a Olanda, Belgio, Corea del Sud, India, Paesi del Golfo, Giappone, parte di Cina e USA, verte in una situazione a dir poco drammatica. Ad eccezione di Olanda e Belgio, completamente inquinate dal punto di vista delle luci eccessive, il nostro Paese è in una situazione di progressivo e inesorabile “disgregamento” del desiderio di poter tornare a osservare le stelle e la Via Lattea. Nel paragrafo inerente al dove vedere la Via Latte ain Italia vi esporremo nei dettagli quali sono le zone migliori del Nostro Paese, ma come potete ben immaginare, non sono tantissime, se paragonate ad altri paesi.
I luoghi peggiori dove recarsi appositamente per vedere le stelle sono ovviamente le pianure e le zone costiere, quasi tutte, dove si affollano città, stabilimenti balneari, porti, raffinerie, strade e autostrade di ogni tipo. La Pianura Padana è ovviamente il primo posto da depennare dalla lista delle zone da visitare se volete vedere la Via Lattea: talvolta a Milano (e a Roma) l’inquinamento è talmente luminoso da faticare nel riconoscere Saturno o la stella Vega. Milano, Roma e Napoli sono in assoluto i luoghi peggiori, con una rilevazione della scala Bortle di 9 in una scala che va da 1 a 9, in cui 1 è la miglior qualità del buio (e quindi di visibilità delle stelle) e 9 la peggiore. Gran parte della Campania è compromessa dalle luci che provengono da Napoli, perfino da Campitello Matese (Molise), distante 140 km dal centro di Napoli, il cielo stellato è in parte compromesso a causa delle luci dalla città partneopea e da tutto l’agglomerato urbano attorno ad esso. Napoli, sfortunatamente, è la zona dove si registra il più alto uso di corrente elettrica per l’illuminazione, con sistemi obsoleti e lampadine ad altissimo consumo. Ci auguriamo che qui e in tutta Italia venga presa maggior consapevolezza. Oltre ai litorali (soprattutto quello adriatico, ad eccezione del Gargano, del litorale che va da Cecina a La Spezia, del tarantino e di tutta la costa siciliana, salvo brevi tratti) anche la situazione nella piana Firenze-Pisa è poco felice, ma basta spostarsi di poche decine di chilometri per avere una grande qualità del cielo stellato. Altra regione dove gli sprechi relativi all’illuminazione sono mostruosi, è la Puglia: ad eccezione del Gargano e delle Murge, il resto della regione è da evitare se volete vedere una bella Via Lattea. Sul Tavoliere meridionale, nel Salento, la presenza di centri urbani con illuminazione dal pauroso impatto inquinante, e le numerose strutture ricettive presenti ovunque, rendono la zona una delle peggiori per la visibilità delle stelle, si salva leggermente solo la zona di Otranto, specie nei pressi della ex miniera di bauxite.
Inquinamento luminoso nel mondo: le aree più inquinate
Come espresso qui sopra, l’Italia svetta nelle primissime posizioni per il triste fenomeno dell’inquinamento luminoso. Ci sono tre stati in Europa dove il cielo stellato è completamente compromesso: Olanda, Lussemburgo e Belgio. Sono tre paesi altamente rubanizzati e industrializzati, per giunta sono aree pianeggianti, quindi non ci sono eventuali montagne in grado di schermare l’inquinamento luminoso, come avviene invece nelle vallate alpine e appenniniche nei confronti delle varie coste e delle luci della Pianura Padana. Ovviamente tutte le aree urbanizzate d’Europa come la Gran Bretagna (se siete tra Londra, Leeds e Liverpool, scordatevi di vedere più di 4 o 5 stelle principali), il Nord della Francia con Parigi, la Ruhr tedesca (tra Dortmund e Colonia, per poi proseguire tra Strasburgo e Francoforte), Varsavia e il sud della Polonia, tra Cracovia e Katowice, dove ci sono miniere altamente inquinanti e alcune delle più grandi acciaierie del mondo, sono aree compromesse per la visione delle stelle. Seguono costa portoghese, costa della regione spagnola della Catalogna, costa della comunidad valenciana, sud della Francia e gran parte di Serbia e Ungheria.
Nel resto del mondo, tralasciando ovviamente le più grandi città come Istanbul, Lagos (e tutta la Nigeria meridionale), Manila, Bangkok, Giakarta, Chongching, Chengdou, Città del Messico e la macro-area tra San Paolo e Rio de Janeiro, le zone peggiori sono le seguenti: naturalmente, tutta la east coast americana, ma in buona parte tutti gli stati americani centro-orientali (senza dimenticare anche tante zone interne e del sud con bassa densità abitativa, ma con enormi centri industriali e pozzi petroliferi estrattivi) e la costa californiana. Segue tutta la Cina orientale, la Malesia occidentale (altamente urbanizzata), le coste di Marocco, Tunisia e Algeria e ovviamente gran parte dell’india, anche se lo stato di povertà di tante zone influisce (e in questo caso, non è comunque un dato positivo) sulla scarsa disponibilità di materiale elettrico e sulla scarsezza dell’illuminazione pubblica. La palma dei paesi peggiori spetta a: stati del Golfo, anche a causa delle piattaforme petrolifere, alla zona del Nilo da Alessandria fino ad Assuan, semplicemente devastante a livello di inquinamento luminoso, all’area di Maturin (Venezuela) sempre a causa delle piattaforme estrattive, a tutto il Giappone centrale, ma soprattutto alla Corea del Sud, un paese dove lo spreco di illuminazione raggiunge valori stratosferici, dove anche zone di aperta campagna vengono illuminate a giorno per via di una politica di sicurezza pubblica, un paese dove praticamente non è più possibile vedere la Via Lattea, salvo un solo punto: yeongyan-gun. Curioso, visto che al mondo lo stato con il minor inquinamento luminoso è (per ovvi motivi noti a tutti) proprio la vicina Corea del Nord.
Differenze tra il cielo stellato in città, lontano dalla città ma in zona urbana, lontano dalla città e da zone urbane
Sicuramente c’è una cosa che appare ovvia: in città e nei pressi delle più grandi città, l’inquinamento luminoso è enorme (bagliori e luci da sconfinamento) al punto tale da non vedere la Via Lattea e quasi tutte le stelle che le appartengono. Io ho passato gran parte della mia vita tra Roma, Istanbul, Il Cairo e Tunisi, luoghi tra i più popolati del mondo, dove è perfino difficile riconoscere Saturno. Una volta l’inquinamento luminoso, amplificato anche dalle particelle in effusione prodotte dagli scarichi industriali e dallo smog, al Cairo era talmente tanto elevato da non riuscire a riconoscere neppure Giove, il secondo oggetto per luminosità dopo la Luna. Surreale. Un cielo completamente vuoto. E’ bastato però spostarmi di 500 km per vedere la Via Lattea più clamorosa della mia vita, qualcosa di neanche lontanamente paragonabile con i migliori luoghi d’Italia dove c’è meno inquinamento luminoso, ovvero nel Deserto Bianco.
C’è però una differenza da fare tra il cielo delle grandi città e quello delle zone lontane dalla città: non è importante se vi trovate in una zona dove non abita nessuno, se siete comunque nei pressi di una grande città, le luci arriveranno comunque. Ne vedrete i bagliori e il riverbero provocato da nubi e umidità. Per farvi un esempio pratico, se siete a 10 km a ovest di Roma avrete grossomodo la stessa qualità di cielo che avete se vi trovate all’interno di un paese di qualche migliaio di abitanti (a patto di non trovarvi proprio sotto al lampione). Se vi trovate a 20 km di distanza da questo paese avrete una qualità del cielo ancora migliore (a patto di essere comunque lontani delle città), ebbene, a paragone, quella magari sarà la qualità del cielo stellato ad una distanza di 80-90 km da Roma, questo per farvi capire che non importa se siete lontani dal centro: le luci delle metropoli e degli agglomerati urbani arrivano lontano.
Un altro esempio pratico, semplicissimo: sapevate che sulle Alpi, i luoghi migliori dove vedere le stelle e la Via Lattea non sono in cima alle montagne, bensì nelle vallate, preferibilmente nelle parti alte, dove non ci sono borghi. Le montagne oscurano e cappano parte della luce che arriva dalle città e dalla Pianura Padana, mentre in cima ad esse riuscirete si ad essere relativamente al buio, ma guardando verso Sud riconoscerete distintamente addirittura le principali città, in base alla quantità di luce emessa. Se vi trovate in cima a Passo Falzarego, e guardate verso sud, riuscirete a capire dove si trova Padova, Verona, il Garda e addirittura Milano: le riconoscerete in base a delle zone che sembrano essere più luminose rispetto alle altre (e in quel caso siete a centinaia di chilometri di distanza). Ci sono zone della Toscana in cui si può vedere distintamente la Via Lattea ad appena 30 km da Firenze, che con i suoi 350.000 abitanti emette molta luce, ma non come una metropoli più grande, inoltre a Sud di Firenze ci sono i Colli Fiorentini che creano un po’ di barriera e limitano un po’ i danni dell’inquinamento luminoso. La zona di Tavernelle Val di Pesa è molto buona. Ebbene, orientativamente a parità di condizioni, per avere la stessa qualità di cielo stellato da Roma, bisognerebbe spostarsi di almeno 60-70, se non di più, chilometri, questo perché la città di Roma è molto più grande ed estesa di Firenze. Per avere la stessa qualità di cielo stellato dal Cairo, probabilmente bisogna spostarsi di almeno 150 km, poiché il Cairo conta oltre 32 milioni di persone, con luci praticamente ovunque. Spesso veniamo chiamati per sopralluoghi di certificazione fra i Cieli Più Belli d’Italia, e ci viene detto che la struttura da certificare si trova “in mezzo al niente”. Poi apriamo la mappa e scopriamo che si trova vicinissimo a Bologna o sui colli a ovest di Torino: risultato, non suggeriamo la certificazione perché non importa se ci si trova in mezzo al nulla, la distanza dalle città e dalle fonti di inquinamento luminoso deve essere ben ponderata.
Come misurare la qualità del buio; la scala di Bortle e il rilevatore SQM
Esistono alcuni metodi per rilevare l’inquinamento luminoso, ed essenzialmente si diversificano tra “misurazione della luce in eccesso” e “misurazione del buio”. L’inquinamento luminoso, e dunque la quantità di luce in eccesso (brillanza) bisogna calcolare le magnitudini per arcosecondo quadrato (mag/arcsec2). La scala, che si può desumere grazie a un rilevatore SQM (sky quality meter) va da 0 a 22, ma i valori sotto al 12 sono praticamente impossibili nel cielo notturno, bisognerebbe puntare lo strumento sul Sole. In Italia la maggior parte dei valori va da 17 a 20.50, con picchi superiori al 21. Noi di Astronomitaly facciamo uso di questa scala della brillanza, e consideriamo una location certificabile di livello SILVER con un valore SQM che va dal 20 al 21, certificabile di livello GOLD con un valore superiore al 21 (circa metà delle strutture che hanno aderito alla Rete dell’Astroturismo, con la certificazione dei Cieli Più Belli d’Italia, sono di livello GOLD con SQM MEDIO superiore al 21). Per iniziare a intravedere la Via Lattea serve un SQM pari o superiore al 20, salvo casi eccezionali dovuti anche ad agenti atmosferici (vento da Nord e assenza di umidità che possono ridurre l’inquinamento e le particelle di vapore acqueo, rendendo il cielo più nitido e pulito).
In zone con SQM pari o superiore al 19 la Via Lattea è fotografabile solo con lunghe esposizioni. Giusto per tornare sul paragrafo precedente, quello della qualità del cielo stellato confrontato con la distanza dalle città: il 10 agosto 2023 ero a Capri a Villa Lysis per un evento con 700 partecipanti. A fine serata ho puntato la fotocamera in direzione della Via Lattea, e sono riuscito a fotografarla. Sono rimasto sorpreso, malgrado a occhio nudo non si vedeva nulla, perchè comunque Capri è vicinissima a Napoli, e mi trovavo in una zona esposta proprio al Golfo di Napoli. Il rilevatore SQM mi ha dato un valore di circa 19.20, sufficiente per degli scatti fotografici. Un rilevatore SQM ha un costo di circa 160-180 euro, ed è molto semplice da utilizzare. Le rilevazioni vanno effettuate in tutti e 4 i punti cardinali e all’azimut, e vanno fatte costantemente nel corso della notte in modo da calcolare ogni variazione. Evitate di rilevare l’SQM durante le luci crepuscolari e aurorali, in quanto non risulterà mai e poi mai una situazione di buio completo, così come sarebbe completamente inutile calcolare l’SQM nelle notti di Luna Piena (preferibile tutto il periodo di novilunio, o al più con spicchi crescenti o calanti di Luna).
L’indice SQM/brillanza del buio si occupa di rilevare la quantità di luce e buio presenti presso un sito, ma esiste anche la scala del cielo buio di Bortle, molto amata da astrofili e astronomi, in quanto ci sono anche alcuni oggetti astronomici di riferimento che vengono usati per capire, in base alla visibilità, il tipo di classe Bortle di un sito osservativo. La scala va da 1 a 9: i valori più bassi (1-3) sono quelli riservati ai siti con il cielo migliore, i valori più alti sono quelli per i cieli inquinati (7-9), i valori intermedi (4-6) appartengono ai cieli suburbani-rurali. Attenzione: come nel caso dell’SQM, la scala è valida nelle notti di Luna Nuova, poiché la Luna è un “faro naturale”, ecco perché uccelli, rapaci, coralli e tanti altri animali orientano il loro ciclo vitale anche grazie alla Luna. I cieli con scala Bortle 8 sono quelli di Genova, Torino, Bari, Palermo. La scala 9 è rilevabile pienamente a Milano e dintorni, Roma, Napoli. I cieli con scala Bortle 3-2 sono quelli alpini e appenninici interni, entroterra lucano, Maremma centro-meridionale, zona di confine tra Piemonte e Francia, valli interne della val d’aosta, Isola d’Elba, Isole Eolie, Lampedusa, Linosa. I cieli con scala Bortle 1 in Italia sono praticamente impossibili. Esistono però alcuni mostri sacri nel mondo: Atacama desert in Cile, Ksar Ghilane in Tunisia, Deserto Bianco in Egitto, Deserto del Namib in Namibia, FDelta dell’Okavango in Botswana, Monument Valley negli USA, Polinesia francese (non dentro i resort 5 stelle).
Dove vedere la Via Lattea in Italia
Abbiamo parlato a lungo dei cieli più inquinati, ora vi esporremo invece le zone migliori in Italia, alcune delle quali certificate fra i Cieli Più Belli d’Italia da noi di Astronomitaly. Ci sono ancora numerosi luoghi che meriterebbero di entrare nella Rete dell’Astroturismo vista la loro elevata qualità del cielo, e la giusta proporzione tra distanza dalle grandi città e zona con basso inquinamento di suo. Nel cuneese, nella Valle Maira (tra Chiappera e San Damiano Macra) c’è un posto che potrebbe forse insidiare il Bortle 1, in quanto l’area è pochissimo abitata, è coperta dalle montagne e la Pianura Padana è lontanissima, per giunta si trova nel Sud del Piemonte, nei pressi della zona pianeggiante-collinare dell’area padana con la minor densità abitativa, e quindi meno luci e inquinamento luminoso. Sembre restando al NW, ma stavolta in Liguria, un’area molto bella è quella nei pressi del Pizzo d’Evigno, tra i comuni di Testico, Chiusavecchia e Pontedassio. La costa ligure è relativamente lontana e comunque quella è un’area molto buia e poco abitata. Sempre in Piemonte, regione con tanti scorci di vera natura e cielo stellato, c’è anche il Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand che ha un alto livello di SQM e un basso valore di scala Bortle. In Valle d’Aosta, le Valli d’Ayas, Val di Cogne e la Val Cervinia offrono scorci incredibili delle stelle, anche qui con SQM molto alto, tra il 21:30 e il 21:50.
Spostandoci al Nord-Est, l’altopiano di Sauris è lontanissimo dalla pianura, l’area è poco abitata e le montagne friulane schermano le luci probvenienti dal più popoloso Veneto. Qui l’SQM medio è superiore al 21:35, con picchi superiori. In Trentino vale la regola del “meglio nei fondovalle che in cima”, perché dalle cime, specie a Sud, l’inquinamento luminoso della Pianura Padana si fa sentire davvero tanto. La Val di Sole, con il comune di Ossana, e la zona sopra Folgarida a Malghet Aut (entrambe tra i Cieli Più Belli d’Italia) sono aree molto molto belle per astrofotografia e osservazioni al telescopio (Adamello, Cima Tosa e Sella de Lomar ostacolano molto la luce da Sud). Altre due aree straordinarie sono Santa Magdalena in Val di Funes (uno dei punti più fotografati d’Italia!) e il vicino Passo Sella, entrambi luoghi con Bortle 2 di classificazione.
Al Centro, la regione cardine dell’astroturismo è la Toscana: la Maremma centro-settentrionale rappresenta il fiore all’occhiello per le osservazioni astronomiche. Stando alle mappe dell’inquinamento luminoso, ci sono veramente pochi luoghi in Italia con SQM stimato sopra il 21:50, e uno di essi è Montemerano, un piccolo borgo medioevale maremmano con un cielo da cinque miliardi di stelle. L’area nei pressi di Montemerano potrebbe essere forse il punto migliore in Italia per l’osservazione del cielo stellato. Restando in Toscana, le Isole rappresentano un hub astroturistico straordinario, specialmente la costa occidentale dell’Isola d’Elba, tra Chiessi, Pomonte e Sant’Andrea e anche la vicina isola di Capraia. A Nord di Massa Marittima, altra area con cielo stellato assurdo, testato dal sottoscritto tante volte.
Al Sud, complice la minor densità abitativa rispetto al Nord, le zone dove osservare le stelle sono tante: per la Sicilia abbiamo il comune di Troina, certificato fra i Cieli più Belli d’Italia, la Riserva di Torre Salsa nell’agrigentino, l’isola di Linosa, l’isola di Ustica (nelle notti limpide può sfiorare il Bortle 1) e le Eolie, specie Salina, Alicudi e Filicudi, ma anche l’interno con l’area tra Cammarata, Mussomeli e il Riserva Naturale Orientata Monte Carcaci. In Sardegna, l’area di Gergei è un altro hub sensazionale per fare osservazioni con il telescopio, per non parlare dell’Isola di Carloforte, di Capo Teulada e di Piscinas, altro luogo che potrebbe avere Bortle 1, tra i pochissimi in Italia. In Basilicata altre zone dove le stelle si vedono a profusione: se volete osservare la Via Lattea, dovete recarvi a Stigliano, al Lago di Senise, al Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri – Lagonegrese e, non ultimo, al comune di Rotonda, tra Basilicata e Calabria (Parco Nazionale del Pollino).
Dove vedere la Via Lattea nel mondo
Per concludere, anche se abbiamo menzionato alcuni luoghi, vi elencheremo alcune splendide località in Europa e nel mondo. Ho testato personalmente, in più occasioni il Parco Nazionale di Cabo de Gata in Spagna, ma anche l’extremadura e il Deserto di Tabernas, dove sono stati girati i vari spaghetti western, sono aree sensazionali. Se volete tentare il colpaccio, le Isole Azzorre sono sublimi, ma spesso c’è nebbia o comunque molto umidità a causa della corrente Nord Atlantica. Ho testato in prima persona anche il Parco Nazionale Bjeshkët e Namuna in Kosovo, ma anche il Nord del Montenegro e la zona attorno al Lago di Ohrida in Macedonia regalano grandi soddisfazioni. In Turchia, si possono osservare le stelle e la Via Lattea in modo nitido da Goreme, nella splendida Cappadocia, ma la zona migliore del Paese, è quella nei pressi del gigantesco lago di sale, il Tuz Gölü. Ho osservato bene la Via Lattea anche vicino al confine siriano, ad Harran (dove ci sono i trulli anatloci) e nella città di Nisibis. Si osserva la Via Lattea anche dal centro della splendida Mardin, una delle città più belle e affascinanti del mondo. Si osserva benissimo anche al Lago Van, ma qui i valori termici possono essere davvero bassi d’inverno (-35). Spinto dalla curiosità, mi sono recato una notte a Westhavelland, a ovest di Berlino. C’era Luna crescente, ma la qualità del cielo era ottima, malgrado non fosse così distante dalla Capitale Berlino. Poi ovviamente ci sono i cieli del Nord, dove oltre alla Via Lattea (solo in determinati periodi dell’anno, perché d’estate, quando la Via Lattea è molto visibile, più andate a Nord e più le ore di luce aumentano, e quindi, meno tempo per osservare le stelle) potreste ammirare anche l’Aurora Boreale: Far Oer, Islanda, Lofoten, Lapponia Finlandese (consigliamo Inari e il suo lago in Finalndia).
Nel mondo, i luoghi sarebbero davvero tanti: iniziando da quelli testati dal sottoscritto, suggerisco M’hamid El Ghizlane in Marocco, Ksar Ghilane in Tunisia, Siwa e il Deserto Bianco in Egitto, Wadi Rum in Giordania, Mitzpe Ramon in Palestina, Al Atheeb in Arabia Saudita. Sconsiglio di recarvi negli Emirati Arabi, se la vostra missione è quella di vedere le stelle: ci sono tante escursioni presso i campi tendati, ma il 90% vi portano a 10 km da Dubai, spesso siete così vicini da riconoscere le luci di posizione (oltre al profilo del grattacielo) del Burj Khalifa. Se siete negli Emirati Arabi Uniti, e proprio volete recarvi nel deserto, cercate una escursione per il Qasr Al Sarab Protected Area, nel Sud del Paese. Per chi vuole unire vacanza al mare e stelle, le Maldive, essendo piccoli atolli, sono il posto perfetto: qui potrete anche vedere le Grandi Nubi di Magellano, ma attenzione alle potentissime luci sparate da alcuni resort che non hanno ovviamente il minimo interesse a proteggere l’ambiente circostante. Isole Fiji, Polinesia, Isole Samoa…tutti questi arcipelaghi dell’oceania possono essere una valida alternativa alla costosa Australia e ai tantissimi luoghi dove vedere la Via Lattea (tra cui Uluru), anche se ciò che risparmierete di vacanza lo spenderete in costi aerei e trasferimenti vari. Spostandoci in Africa, oltre ai deserti settentrionali, ci sono luogghi incredibili (come Timbuktu in Mali, ma ora purtroppo non ancora visitabile) o la città sudanese di Kassala (non visitabile per lo stesso motivo), una zona estremamente buona sono il Delta dell’Okavango in Botswana, il Deserto del Namib (mostro sacro dell’astronomia mondiale, con la vicina Tivoli Farm) e i parchi nazionali a est, il Kruger e il Serengeti fra tutti. Sono zone dove ovviamente non ci sono abitazioni o luci, solo animali, savana, foreste, corsi d’acqua e tante strutture ricettive e campi tendati dove poter osservare la fauna in sicurezza e dove fermarsi a vedere le stelle dopo cena. Infine, nel continente americano, oltre alla famosissima area attorno al Deserto di Atacama in Cile, abbiamo i parchi nazionali americani (Monument Valley, Death Valley, Brice Canyon ecc..), il Parco Nazionale Vulcano Arenal in Costa Rica, il Ladera Resort all’Isola di Saint Lucia o l’Hotel Mirador Hotel Mirador nello stato messicano del Chihuahua.




