Il 23 marzo è la giornata Mondiale della Meteorologia, ricordandoci che per vedere le stelle è necessario vedere le previsioni meteo
Il 23 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Meteorologia, istituita per commemorare l’entrata in vigore nel 1950 della convenzione che fondò l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. La meteorologia è una scienza inesatta e complessa, che molto spesso viene banalizzata in modo eccessivo con l’apertura di siti automatici di previsioni meteo che poco sono efficaci, specialmente se si vuol fare una previsione specifica per una data località e per un intervallo di tempo preciso, magari al fine di predisporre una osservazione astronomica con telescopio in formula privata (clicca qui per leggere maggiori informazioni). Altro errore che viene fatto comunemente è quello di confondere meteorologia e climatologia, branche che hanno sicuramente molto in comune ma che in realtà si diversificano totalmente fin dalla base: la meteorologia è la scienza che studia l’andamento meteologico nell’immediato futuro, la climatologia studia l’evolversi della situazione a lunghissimo termine, basandosi sullo studio delle condizioni climatiche del passato, anche estremamente lontano (nel corso delle varie ere geologiche, mediante la simulazione climatica di modelli che vanno molto indietro nel tempo).

Seeing semplicemente perfetto durante il nostro sopralluogo di certificazione all’Isola d’Elba – foto di Fabrizio Marra
Oltre all’atmosfera terrestre, la scienza meteorologica si estende sempre più verso l’alto, fino a toccare le dinamiche extra-terrestri. È il campo della cosiddetta meteorologia spaziale, una disciplina in forte sviluppo che studia le interazioni tra il Sole, il vento solare, i campi magnetici planetari e la ionosfera terrestre. Tempeste solari, eruzioni di massa coronale e variazioni del vento solare possono avere effetti diretti non solo sulle comunicazioni satellitari, ma anche su infrastrutture elettriche e sistemi GPS, pertanto è sempre più fondamentale studiarla per correre ai ripari in caso di fenomeni solari particolarmente intensi. Il fenomeno sicuramente più tangibile di questa meteorologia solare è rappresentata dalle aurore boreali (o australi, qualora ci trovassimo nell’emisfero australe), fenomeno che abbiamo avuto modo di vedere anche noi dall’Italia in due episodi incredibili tra maggio e ottobre del 2024.
Ma il legame tra meteorologia e cielo va ben oltre, specialmente per chi si occupa di osservazioni astronomiche con telescopio e visioni della volta celeste. L’osservazione astronomica è strettamente condizionata dal tempo atmosferico. Un cielo nuvoloso o una situazione di umidità (foschia o nebbia) può compromettere completamente l’esperienza di chi desidera ammirare le stelle, la Luna o la Via Lattea. Tuttavia, non si tratta solo di nuvole o maltempo: la qualità dell’osservazione dipende anche da fattori meno evidenti, come la stabilità dell’aria, la trasparenza atmosferica e soprattutto il vento. In particolare, i venti in quota, come la corrente a getto (jet stream), possono generare turbolenze nell’atmosfera superiore, causando un fenomeno noto agli astrofili come “seeing cattivo”. Questo si traduce in immagini delle stelle che tremolano o appaiono sfocate, rendendo difficile la visione dei dettagli attraverso un telescopio. Allo stesso tempo, i venti locali, come il maestrale o lo scirocco, influenzano l’umidità e la limpidezza del cielo. Abbiamo personalmente svolto osservazioni del cielo stellato o sopralluoghi di certificazione (che infatti sono stati ripetuti e integrati) in location dove l’inquinamento luminoso era bassissimo ma dove a malapena si riusciva a vedere la Via Lattea, e momenti in cui abbiamo visto una Via Lattea incredibile ma con un seeing impeccabile, con venti da Nord che rendevano l’aria estremamente limpida e secca (meno umidità e polveri nel cielo significa meno oggetti in cui la luce “va a sbattere” e si riflette di nuovo verso il basso).


